Set 15

Contattare milioni di persone a costo zero. Era il sogno del marketing. E adesso anche quello della politica.

Il web 2.0 lo ha reso una realtà. In questi anni, stiamo assistendo ad un vero e proprio cambiamento nel rapporto tra le istituzioni (pubbliche o private) e i cittadini/consumatori, che passa attraverso Internet. La strada dei blog e dei social network, dopo essere stata imboccata nelle politiche di marketing di quelle aziende dall’ “occhio lungo”, si impone come  un’opportunità di largo consenso ed un’esigenza economica insieme, anche nelle campagne elettorali degli uomini politici di oggi.

Caso emblematico è quello di Barack Obama. Il candidato democratico, nella sua lunga corsa alla Casa Bianca,  non si è limitato ad avere una massiccia presenza nella rete, pubblicare filmati su Youtube o aprire un blog, come fa oggi la maggior parte degli uomini politici di spicco anche in “casa nostra” (da Walter Veltroni a Silvio Berlusconi). Ciò che rende Obama diverso dagli altri, dalla sua attempata rivale Hilary Clinton prima, e dal suo nemico conservatore McCain poi, è la sua presenza strategica all’interno dei social network. Facebook, MySpace, Linkedin: Barack Obama è dappertutto, il suo nome raggiunge tutti i blogger del pianeta, nuovi e “potenti” opinion leader del mondo digitale. La sua rete di amici si estende tra la gente comune ben oltre gli Stati Uniti: i suoi sostenitori, tra Facebook e MySpace sono milioni, per non parlare del social network tutto suo (MyBarackObama), online dal 2007. E non c’è da stupirsi se il giovane candidato si sia potuto permettere di rifiutare un finanziamento pubblico da 84 milioni dollari. La sua raccolta fondi è bastata per tutta la campagna elettorale, grazie soprattutto alla potenza virale dei social network che pare gli assicuri un milione e mezzo di piccoli finanziatori.

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Obama è il primo uomo di colore candidato a diventare Presidente degli Stati Uniti, è giovane e dotato di una straordinaria oratoria, ma tuttavia, la sua popolarità, senza internet, non sarebbe la stessa. E quella creata dal web 2.0 è una popolarità diversa da quella dei comizi di piazza e delle presenze televisive, perché fatta di un contatto tale da trasformare l’animale politico in un uomo normale che si siede davanti ad un pc per scrivere le sue idee sul suo blog, o si impegna a ingrandire la sua cerchia di amici digitali. E se tutto questo, in realtà, viene fatto da un centinaio di collaboratori perde un po’ di fascino, ma non certo la sua efficacia.

Quella di Obama è una vera e propria macchina elettorale digitale costruita da professionisti per sfruttare  il “tam tam” del web 2.0 in modo non dissimile da come il team di un’agenzia pianifica una campagna di web marketing.  Del resto, il confine tra propaganda e pubblicità è sempre stato molto sottile. Ciò che conta è che, per dirla con le parole dello stesso Obama: “how powerfully our message merges with the social network and the power of Internet!” (Con che potenza il nostro messaggio emerge con i social network e il potere di Internet!).

un commento

  1. […] una pratica diffusa, ogni giorno più accessoriata e capace di contaminare la rete e di collegare tutto a tutti. […]Grandi cambiamenti in vista per il sito del Wall Street Journal. Stando a quanto hanno […]

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